Medicine che rallentano l'invecchiamento, trasfusioni di sangue miracolose, trasferimento del nostro io in corpi bionici. I tycoon della Silicon Valley stanno investendo miliardi in ricerca. L'obiettivo? Diventare immortali.

Di tutte le cose che si possono comprare, ce ne sono due che i soldi non hanno mai potuto permettersi: salute e vita eterna. Almeno per ora. La Silicon Valley in California, patria delle più importanti aziende hi-tech, è infatti diventata anche la capitale mondiale della ricerca sull'immortalità. Dopo averci cambiato la vita con social network, motori di ricerca, telefoni e computer super potenti, i tycoon del web stanno investendo enormi cifre in ricerche per garantire l'elisir di lunga vita all'umanità. E in primis a sé stessi.
Nei laboratori di San Francisco, la morte si è trasformata in un problema da risolvere con tecnologia, capacità di calcolo e formule matematiche. Come una malattia che si può sconfiggere. «Vogliamo curare la morte» ha detto il fondatore di Google, Sergey Brin, che ha investito oltre un miliardo di dollari in Calico, California Life Company, una società che ha come obiettivo combattere invecchiamento e patologie correlate. «La morte non ha mai avuto senso per me» ha detto al suo biografo Larry Ellison, oggi 74enne, fondatore di Oracle e settimo uomo più ricco al mondo. Nel libro scritto da Mike Wilson The difference between God and Lany Ellison (La differenza tra Dio e Larry Ellison, ndr) descrive la morte come «un altro tipo di avversario aziendale che si può battere». Per sconfiggerla, Ellison ha creato The Lawrence Ellison Foundation, un'istituzione in cui ha puntato oltre 370 milioni di dollari nella ricerca anti-invecchiamento.
In campo per sconfiggere la vecchiaia ci sono anche due altri big della digital economy: Peter Thiel, cofondatore di PayPal e tra i primi finanziatori di Facebook, miliardario che ha dichiarato di voler vivere fino a 120 anni, e Jeff Bezos, l'uomo diventato più ricco al mondo grazie alla sua Amazon. Entrambi stanno finanziando la start-up Unity Biotechnology, società che spera di fermare il processo di senescenza delle cellule. Secondo il suo fondatore Ned David, ingegnere bio-molecolare, a un certo punto della nostra vita le cellule iniziano a degenerare e producono una sostanza tossica per l'organismo che ha battezzato «zombie toxin», perché in grado di diffondere infiammazioni croniche in tutto il corpo. Al momento, le medicine messe a punto nei laboratori di Unity sono state sperimentate sui topi, con risultati strabilianti: sono riuscite a fermare il cancro, prevenire l'ipertrofia cardiaca e aumentare la durata di vita media del 25 per cento. «Pensiamo che i nostri farmaci possano far sparire un terzo delle malattie umane nel mondo sviluppato nei prossimi anni» ha detto David al settimanale New Yorker.
Anche il padre di Facebook, Mark Zuckerberg, alimenta queste ricerche. Ha deciso di investire tre miliardi di dollari nella cura delle malattie attraverso la fondazione creata assieme alla moglie, la Chan Zuckerberg Initiative. Con la quale foraggia il sito biorxiv.org, un portale su cui scienziati di tutto il mondo possono pubblicare e condividere liberamente articoli su temi biologici prima che vengano vagliati da riviste ufficiali. Nella visione di Zuckerberg, l'accesso a questi testi imprimerà un'accelerazione esponenziale alla comprensione delle malattie e alla loro prevenzione. Il partito californiano degli «immortalisti», in sostanza, può essere diviso in due filoni: gli scienziati che cercano di allungare la vita intervenendo sulla genomica e i transumanisti, ossia gli studiosi che ritengono che l'uomo, se vorrà vivere per sempre, dovrà trasferire il suo io in un pc e diventare un cyborg.

'Tra i pionieri di questo secondo filone c'è Elon Musk: il fondatore di Tesla ha creato una società chiamata Neurolink che sviluppa «lacci neurali» per connettere il cervello ai computer e trasformare gli uomini in cyborg. Il vero portavoce del transumanesimo è Ray Kurzweil, direttore della ricerca di Google. Secondo la sua visione, la morte, almeno quella fisica, ha i giorni contati. Vivremo all'infinito, traslocando il contenuto e le capacità del nostro cervello in corpi bionici. Riverseremo nelle macchine ricordi, esperienze e il nostro io, la personalità, la capacità di ragionare. «Potremo replicare noi stessi e decidere di non morire mai» garantisce Kurzweil. Data prevista? Il 2045. Meno di trent'anni da oggi. Una rivoluzione che chi è nato in questi anni potrebbe vedere di persona. Ne è convinto Zoltan Istvan, il candidato governatore alle prossime elezioni in California. Scienziato, giornalista e scrittore, è uno dei primi politici ad abbracciare la teoria eternista. Punto fondamentale del suo programma elettorale: «Risolvere il problema della morte». Vuole investire un miliardo di dollari pubblici nella ricerca in questo ambito.
Ma la corsa all'eterna giovinezza non è solo confinata nei laboratori. Sono già disponibili trattamenti e prodotti commerciali all'avanguardia. Dalle trasfusioni di sangue (8 mila dollari ciascuna) che promettono ringiovanimento cellulare offerte della startup Ambrosia (vedere box a lato), alla Human Longevity, società che ha tra i suoi fondatori lo scienziato-imprenditore Craig Venter, famoso per aver decodificato il genoma umano. Facendosi pagare profumatamente, Venter fornisce una sorta di day hospital hi-tech. In 24 ore viene sequenziato il genoma del paziente, effettuata la risonanza magnetica, delineato il profilo molecolare e osseo e creata un'immagine 4D del cuore. Tutto per 25 mila dollari. Un check-up che utilizza il Dna per scoprire in anticipo , e prevenire, le malattie che potremmo affrontare in futuro.
Ci sono poi società come la Alcor, anche questa finanziata dal miliardario Peter Thiel, che congela le persone che ne fanno richiesta pochi istanti dopo il decesso, immergendoli nell'azoto liquido, nella speranza che possano continuare a vivere quando la tecnologia lo permetterà. Un intervento che, a listino, costa 200 mila dollari per l'intero corpo e 80 mila se si vuole salvare solo la testa. Nel suo saggio best-seller Horno Deus, lo scrittore israeliano Yuval Noah Harari prevede però che la corsa dell'uomo per sostituirsi a Dio potrebbe essere l'inizio della fine. Condurre a una resa incondizionata dell'uomo alle macchine, spingendo la mente biologica a essere rimpiazzata da software su cui non avremo abbiamo più alcun controllo. Quella che sta nascendo in Silicon Valley non è solo una rivoluzione epocale. La tecnologia potrebbe dare vita a una religione nuova che non ha bisogno di Dio. Che libererebbe dalla paura di morire, generando un popolo di persone che si annoia e sovraffolla il pianeta al punto da causarne l'estinzione. Sarà questo il prezzo da pagare per il mito dell'eterna giovinezza?
Guido Castellano - Panorama