Dispositivi alla mercé dei nuovi ladri. Il ruolo dei giganti del settore

Il problema principale dell’Internet delle cose (Internet of Things, o IoT) è che contiene troppo della nuova anima di Internet. Ecco perché ora gli europei preferiscono usare il termine meno allarmante “Industria 4.0”. Negli ultimi tempi, l’Internet delle cose è incappata in terribili problemi di sicurezza. Il caso della app per correre Strava ad esempio, lo scandalo dei giocattoli intelligenti CloudPets, il collasso delle serrature smart Lockstate e le enormi e pericolose reti (botnet) messe in pedi da cyber criminali usando dispositivi IoT denominate Qbot, Mirai, Reaper e Satori.
Ovviamente il settore della tecnologia non vuole vedere l’Internet of Things fallire e così una lunga serie di aziende si è affrettata a tappare le falle nella sicurezza. Ma perderanno questa guerra. La verità è che l’Internet delle cose non può difendersi dai suoi enormi nuovi nemici. Le più grandi botnet dell’IoT utilizzano versioni modificate di software inventati dalla National Security Agency (Nsa) statunitense. Inoltre, Internet non è più in espansione, dal momento che tutto il denaro e i talenti del settore sono nelle mani di colossi come Google, Apple, Facebook, Amazon, Microsoft, Baidu, Alibaba e Tencent.
Qualsiasi dispositivo casalingo connesso al Web a basso costo sarà attaccato senza pietà da servizi di intelligence e ladri professionisti (a volte sono le stesse persone, specialmente se hanno passaporto nordcoreano). Allo stesso tempo, i nuovi giganti del settore offriranno maggiore sicurezza all’interno dei loro silos. Sicurezza in cambio di appartenenza ad ecosistemi isolati fatti di email, sistemi operativi per smartphone, app store, servizi streaming, assistenti virtuali, social media.
L’Internet delle cose ha la classica struttura dell’Italia feudale: i briganti sono ovunque, mentre l’unica salvezza è al riparo dei castelli dei grandi signori della computazione. Peggio ancora: i bravi, o hacker che dir si voglia, sono gli alleati segreti dei signori, in una trama che è molto simile a quella del grande romanzo italiano di Alessandro Manzoni, I promessi sposi. Puoi far finta di nulla e pensare che l’unica cosa importante alla fine sia occuparti dei tuoi affari, in una graziosa casetta elettronica sulle rive del Lago di Como. Ma non sorprenderti poi se la casa digitale viene improvvisamente razziata da bande di sgherri che vogliono catturare tua figlia e qualsiasi altra cosa sotto al tuo tetto. Le forme possono cambiare ma, se si guarda al di là delle etichette e dei marchi, la politica è sempre la stessa.
Bruce Sterling - Repubblica