Da un lato, la digitalizzazione dell'abitacolo. Dall'altro, gli utenti, che fanno fatica a rinunciare ai pulsanti e alla semplicità d'utilizzo. Riusciranno le Case a mettere tutti d'accordo?

Al Salone più tecnologico che c'è, il Consumer electronics show di Las Vegas, la Casa della Stella ha presentato in pompa magna il Mercedes- Benz user experience (Mbux).
Al di là delle caratteristiche innovative del sistema d'infotainment che esordirà sulla prossima Classe A, a colpire è l'adozione del termine "user experience", abbreviato in UX, che così entra ufficialmente nel linguaggio automobilistico comune. Perché a livello di R&D, da tempo la progettazione mette al centro le caratteristiche e i bisogni degli utenti, focalizzandosi sul loro contesto d'uso, (parafrasando Jacopo Pasquini, consulente di marketing e comunicazione digitale). Il concetto stesso di user experience, del resto, fu introdotto dal tecno-maître à penser Donald Norman già nel 1993, mentre, guarda il caso, stava lavorando per la Apple.
Se l'usabilità (da non confondere con la user experience) è «un indicatore di qualità che ci dice quanto una determinata cosa sia semplice da usare», spiega Jacob Nielsen, l'altro guru sul tema, «la UX comprende tutti gli aspetti dell'interazione tra l'utente finale e l'azienda, i suoi servizi e i suoi prodotti». Insomma, mettere UX nel nome di un device significa assumersi un bell'impegno.
Perché da troppa tecnologia gli utenti possono essere anche disorientati. Secondo il Tech experience index study della J.D. Power, nel 2017 il grado di soddisfazione nell'utilizzo di un dispositivo hi-tech è calato di 83 millesimi: in molti continuano a preferire una tradizionale manopola a un avanzato, ma complicato, touch screen (problema che, appunto, la Mercedes sostiene di aver risolto grazie all'intelligenza artificiale che, "imparando", crea un legame emozionale con gli utenti). Minori problemi, in tal senso, li hanno sollevati i cruscotti digitali.
L'Audi Virtual cockpit, per esempio, è diventato un segno distintivo, proprio come il display per le Tesla. Secondo la Mitsubishi Electric, la soluzione potrebbe essere l'ibrido aptico, in cui lo schermo è affiancato proprio da una manopola. Anche meno sofisticata di quella che la Bentley ha studiato (con estrema cura per la user experience) per selezionare le modalità di guida.
Manuela Piscini - Quattroruote